CBAM: nuove regole, costi ancora incerti e verifiche impiantistiche al centro dell’attenzione

Il CBAM, acronimo di Carbon Border Adjustment Mechanism, è il meccanismo europeo che introduce un correttivo al carbonio alle frontiere per alcune merci importate nell’Unione Europea. In pratica, mira ad allineare il costo delle emissioni incorporate nei prodotti importati a quello già sostenuto dai produttori europei soggetti al sistema ETS.

Il CBAM entra ora in una fase sempre più concreta, ma anche più complessa per le imprese coinvolte. Dopo l’avvio del periodo definitivo dal 1° gennaio 2026, il tema centrale non è più soltanto l’adempimento normativo, ma soprattutto la previsione dei costi futuri e la gestione operativa delle nuove verifiche richieste lungo la filiera.

La Commissione europea ha iniziato a pubblicare i prezzi trimestrali dei certificati CBAM per il 2026, con il primo valore fissato a 75,36 €/Ton Co2,  per il primo trimestre. Dal 2027 il meccanismo diventerà ancora più dinamico, con un prezzo calcolato su base settimanale, aumentando la variabilità del costo per gli importatori.

Un quadro in evoluzione

Le ultime evoluzioni confermano che il CBAM sta passando da strumento di monitoraggio a sistema con impatto economico diretto. Per le imprese, questo significa dover gestire non solo i dati sulle emissioni incorporate, ma anche l’effetto del prezzo dei certificati sulle condizioni di acquisto e sulla marginalità.

Un elemento particolarmente rilevante è l’incertezza sui costi complessivi nel medio periodo. Oggi le aziende possono solo stimare l’impatto economico dei certificati, perché la struttura del prezzo è ancora in fase di assestamento e dipende dall’andamento delle aste EU ETS e dalle regole di calcolo che si applicheranno in modo pienamente operativo dal 2027.

Verifiche degli impianti

Un altro punto critico riguarda la verifica delle emissioni incorporate, che diventa sempre più centrale nella fase definitiva del CBAM. Le emissioni dichiarate dovranno essere validate da un soggetto terzo accreditato e, in linea generale, la verifica richiede anche una visita fisica presso l’impianto di produzione, salvo eccezioni limitate.

Questo apre un ulteriore fronte di incertezza per le imprese importatrici: oltre ai costi dei certificati, restano da definire con precisione i costi delle attività di certificazione e verifica degli impianti, che potranno incidere in modo significativo soprattutto nelle filiere più complesse e distribuite su più Paesi.

Effetti per le imprese

Per gli operatori del settore, il 2026 rappresenta quindi un anno di transizione solo in apparenza. In realtà, è il momento in cui si stanno definendo gli elementi che peseranno davvero sui costi del 2027 e degli anni successivi: prezzo dei certificati, qualità dei dati, verifiche, accreditamenti e capacità dei fornitori extra-UE di fornire informazioni affidabili.

In questo contesto, diventa fondamentale muoversi in anticipo, raccogliere i dati necessari e valutare con attenzione i fornitori e gli impianti coinvolti nelle forniture soggette a CBAM. Le aziende che si preparano ora avranno maggiori margini per controllare l’impatto economico e ridurre i rischi di non conformità.