Acquisizione della certificazione ISO9001

Siamo lieti di annunciare che Sidex ha positivamente completato l’iter necessario per l’acquisizione della certificazione di processo secondo la ISO 9001:2015.

In un’ottica di miglioramento della soddisfazione cliente, Sidex ha sempre adottato una politica volta ad ottimizzare i suoi processi commerciali ed amministrativi, digitalizzare le informazioni ed il know-how aziendale e predisporre un ambiente di lavoro strutturato, volto a favorire la condivisione interna delle informazioni.

Questi processi da oggi sono certificati come conformi alla norma ISO9001 in essere.
Potete scaricare il certificato nella sezione Qualità.

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Dalla colata al bullone, la filiera dell’acciaio alleata nella ricerca

POLITECNICO DI MILANO
Dalla colata al bullone, la filiera dell’acciaio alleata nella ricerca

Quattro aziende uniscono le risorse per il laboratorio al via nel polo di Lecco
Luca Orlando

C’è chi produce la materia prima, l’acciaio. Chi le macchine per lavorarlo e trasformarlo. Altri ancora che arrivano al prodotto finito. Nessuna concorrenza diretta, insomma, al contrario un interesse collettivo nell’altrui competitività. È il ragionamento di base che ha portato quattro aziende lombarde a convergere nel progetto del Politecnico di Milano, che all’interno del proprio polo di Lecco crea un centro di ricerca congiunto nella trasformazione del metallo. Oltre all’ateneo, a partecipare alla partnership sono Agrati (sistemi di serraggio), Growermetal (rondelle di sicurezza), Mario Frigerio S.p.A. (macchinari, parte di Mfl group) e O.R.I. Martin Acciaieria e Ferriera di Brescia, aziende che complessivamente impegnano nel piano triennale 1,2 milioni di euro. «È un caso interessante di progetto di filiera – spiega il responsabile scientifico Marco Tarabini – in grado di coinvolgere aziende che prima d’ora mai si erano parlate tra di loro in relazione a questi temi. Ragionandoci, si è capito che esistono tematiche precompetitive analoghe o comunque complementari. Ed è il motivo per cui queste imprese hanno accettato la sfida, lavorando sulla deformazione del filo a freddo, uno di processi chiave per la manifattura lecchese».

Il Joint Research Center “Matt” (acronimo di Metal and Transformation Technologies) si avvarrà di 6-8 ricercatori full-time e avvierà inizialmente la ricerca su nuovi approcci alla qualità di filiera, su materiali innovativi e sull’analisi dei big data in contesti tecnologicamente maturi. «Un aspetto interessante – aggiunge Tarabini – è quello dell’utilizzo dei dati, spesso presenti in più fasi del processo ma quasi mai sfruttati nella loro piena potenzialità. Lavoreremo sui processi ma anche sui prodotti, studiando ad esempio acciai speciali per utilizzi specifici». Altro aspetto innovativo del progetto riguarda la sede del Joint Research Center, che sarà nell’ex impianto Mario Frigerio a Lecco. Sito che dopo i lavori di ristrutturazione ospiterà infrastrutture di ricerca applicata per poter effettuare sperimentazioni in condizioni di reale operatività. Ciascuna delle quattro aziende coinvolte investe nel progetto 100mila euro all’anno, con un primo orizzonte triennale supportato da queste motivazioni. «L’open innovation – spiega Lucia Frigerio, Owner & Executive Vice-President di MFL Group – è un approccio strategico e culturale all’innovazione che spinge la competitività».

«L’automotive – aggiunge il responsabile ricerca di Ori Martin Maurizio Zanforlin – è un mercato ormai maturo e questo impone un impegno ancora maggiore nella R&S: la cooperazione consente di individuare e sviluppare soluzioni innovative». «Ci aspettiamo che la condivisione di competenze – commenta l’ad di Growermetal Paolo Cattaneo – porti alla creazione di know-how, nuovo valore e una cultura aziendale volta all’innovazione». «Rivolgersi al Politecnico di Milano per costruire questo percorso è stato naturale – aggiunge Lorenzo Zaniboni, Group Operation Director di Agrati -: da un lato per l’innegabile competenza e le professionalità presenti in un ateneo di livello internazionale, dall’altro per la sua capacità di attrarre talenti»

Luca Orlando
Fonte: IL SOle 24 Ore

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Acciaio, la crisi colpisce Nucor: «Maxi svalutazione dell’Italia»

SIDERURGIA

Acciaio, la crisi colpisce Nucor: «Maxi svalutazione dell’Italia»

Gozzi: i soci Usa non hanno comunicato di volere uscire dall’alleanza nella Penisola
Duferco conferma investimenti per 180 milioni nel nuovo laminatorio

MILANO

Tempi duri per le grandi corporation dell’acciaio. La crisi del settore sta costringendo molte multinazionali a rivedere i piani per salvaguardare i bilanci. In molti casi queste decisioni toccano l’Italia. È successo per ArcelorMittal, leader globale del settore, su Taranto. La stessa cosa sta accadendo per ThyssenKrupp con Terni, mentre la russa Evraz ha ceduto i suoi asset al gruppo Marcegaglia a inizio anno. Ora anche la multinazionale americana Nucor, che a San Zeno (Bs) controlla il 50% di una joint venture con Duferco, rivede il valore del suo investimento in Italia. Nel primo trimestre dell’anno l’azienda ha registrato un utile di 20,3 milioni di dollari (1,371 miliardi lungo tutto il 2019), considerando perdite su asset di 287,8 milioni, relative soprattutto a svalutazioni nell’investimento italiano per circa 250 milioni; il secondo trimestre dovrebbe evidenziare perdite ma Nucor, che conferma la sua politica di dividendo nonostante la crisi, si aspetta di tornare in utile nel secondo semestre. Per quanto riguarda San Zeno, «abbiamo rilevato la nostra partecipazione nel 2008 – ha spiegato agli analisti Leon, J Topalian, ceo e presidente di Nucor – , e fin da subito abbiamo dovuto affrontare una drammatica crisi». I soci, ha aggiunto, «hanno reagito, ma nonostante siano stati compiuti passi da gigante, il contesto è diventato solo più impegnativo». E in questa fase post Coronavirus, ha concluso, «ci è diventato chiaro che l’investimento valeva sostanzialmente meno del suo valore contabile nel nostro bilancio». Considerando un valore della partecipazione iscritta per 263 milioni, ai quali si sommano altre poste relative a finanziamenti, con la svalutazione si è ridotta a circa 55 milioni.

Nell’ambiente italiano c’è chi si spinge a interpretare questa scelta come un campanello d’allarme, un segnale di disimpegno da parte degli americani, proprio alla vigilia dell’avvio di un investimento significativo per la società, una spesa di circa 180 milioni per costruire un laminatoio di ultima generazione con 150 nuovi posti di lavoro. Il presidente del gruppo Antonio Gozzi conferma la svalutazione, ma nega eventuali disimpegni. «La partecipazione non è stata azzerata – spiega – ha ancora un valore positivo. Il valore era storicamente elevato, e Nucor ha scelto questo momento storico particolare per adeguare il valore ai bilanci». Per il resto, spiega Gozzi, gli americani «hanno confermato il loro sostegno e appoggio alla jv. È naturale – aggiunge – che in questa fase gli operatori stranieri scelgano di concentrarsi sugli affari di casa propria, ma nessuno ci ha comunicato che vuole uscire. Anzi, il socio ha recentemente manifestato apprezzamento per la nostra efficienza, con il sito che proprio in pieno Covid pochi giorni fa ha toccato il record di 36 colate in un giorno. C’è consapevolezza poi che il settore, quello delle travi per edilizia, può sfruttare il volano degli interventi infrastrutturali favoriti dal recovery plan europeo». Il presidente non nasconde però qualche preoccupazione, legata più al sostegno sui nuovi investimenti che alla tenuta della jv. Questo mese è prevista una riunione del board e se ne discuterà. «La corporation ha una politica di dividendo da seguire – prosegue Gozzi -, staremo a vedere. Noi,c on il gruppo Duferco che si avvia a chiudere una semestrale con un utile netto di 70 milioni, confermiamo il nostro impegno».

Matteo Meneghello
Fonte: Il Sole 24 Ore

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Piombino, vertice al Mise Sale la tensione sindacale

OGGI L’INCONTRO CON JSW

Piombino, vertice al Mise Sale la tensione sindacale

Fim, Fiom e Uilm chiedono conferma degli investimenti e una convocazione al Mise

I sindacati chiedono un posto al tavolo tra il ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli e Jsw Steel Italy. A Piombino sale la preoccupazione e la tensione, al punto che la vicenda esce dal territorio e ritorna sotto l’ala nazionale dei sindacati metalmeccanici, Fim, Fiom e Uilm. Qualche numero per inquadrare la vicenda: Piombino è una città che ha circa 34mila abitanti, Jsw ha circa 1.800 addetti diretti che con l’indotto arrivano a 5mila. Una fetta importante dell’economia e del lavoro della città toscana ruota attorno all’acciaieria le cui sorti sono molto travagliate. Il presidente della regione Toscana, Enrico Rossi, non ci sta a vederla decadere, dopotutto è il secondo polo siderurgico. Per questo nei giorni scorsi ha anche scritto al ministro Patuanelli chiedendo di favorire l’ingresso della Cassa Depositi e Prestiti nel capitale sociale di Jsw Steel Italy.

Al governo si rivolgono adesso anche i sindacati che oggi chiedono di partecipare all’incontro al Mise. «Sulla vertenza JSW di Piombino riteniamo l’atteggiamento del Governo poco produttivo e inopportuno. Sappiamo di un incontro tra i vertici aziendali e il ministro Patuanelli sulle sorti della JSW di Piombino azienda storica della città e importante polo siderurgico per tutto il Paese. Il giorno 14 maggio 2020 le segreterie nazionali di Fim, Fiom, Uilm, avevano inviato una richiesta di incontro urgente all’attenzione del Ministro Patuanelli». La risposta? «Purtroppo ad oggi, alla vigilia dell’incontro con la direzione aziendale, quella richiesta è rimasta incomprensibilmente inascoltata», dicono il coordinatore nazionale siderurgia Fim Cisl Gianfranco Micchetti e Paolo Cappelli, delegato storico del sindacato alle acciaierie di Piombino. Qualcosa però i sindacati si aspettano. Innanzitutto che nell’incontro vengano confermati gli impegni aziendali annunciati nell’incontro del 18 febbraio scorso sugli investimenti programmati. E poi l’impegno del governo sull’accordo di programma per mettere il sito in sicurezza. Cosi come si aspettano la convocazione a margine dell’incontro di oggi. «La città di Piombino e i suoi lavoratori – dicono i sindacalisti – meritano rispetto e attenzione alla stregua di tutte le altre città e lavoratori che ospitano impianti siderurgici considerati beni strategici per l’intero Paese».

C.Cas.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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Arcelor sbarra le porte agli ispettori dell’ex Ilva

INDUSTRIA

Arcelor sbarra le porte agli ispettori dell’ex Ilva

Sito di Versalis a Brindisi verso la riapertura dell’impianto di cracking
Il gestore del sito respinge i commissari di Ilva in As: siamo chiusi per il ponte

Nuova tensione attorno ad ArcelorMittal mentre arriva una schiarita per Versalis. Tra Taranto e Brindisi, ecco lo stato di due vicende dove i problemi del lavoro si sommano a quelli dell’impatto ambientale. Nel siderurgico ArcelorMittal ieri non c’è stata la prevista ispezione dei commissari di Ilva in amministrazione straordinaria. Il gestore in fitto ha detto che non poteva esserci alcuna ispezione essendo il personale assente in quanto era stato concesso il ponte per la festa del 2 giugno. E su questo è sorto un caso. Ilva in amministrazione straordinaria ha evidenziato di aver scritto già il 23 maggio ad ArcelorMittal annunciandogli l’ispezione e la multinazionale ha replicato dicendo di aver più volte informato i commissari (la prima volta il 27 maggio) che l’1 giugno era una data out. ArcelorMittal ha comunque manifestato «disponibilità a concordare una data successiva per svolgere le ispezioni». I sindacati parlano di «brutto segnale» a pochi giorni dal nuovo confronto con il Governo in calendario il 5 giugno. Un “brutto segnale”, dicono i segretari Fim Cisl e Uilm, che si aggiunge alle manutenzioni che non si fanno, alla cassa integrazione aumentata, alla mancata rotazione del personale in cassa, all’indisponibilità dell’azienda ad integrare economicamente l’indennità di cig ai lavoratori. Le sigle metalmeccaniche evidenziano che i commissari Ilva non solo rappresentano la proprietà, ma sono espressione del Governo e che i commissari hanno deciso di ispezionare la fabbrica su richiesta del prefetto di Taranto, al quale si sono rivolti gli stessi sindacati. Ilva in as, intanto, ha già informato dell’accaduto il Mise, il prefetto e la Procura di Taranto che, destinataria di una lettera del prefetto, aveva attivato il custode giudiziario dell’area a caldo per una verifica in fabbrica. Fonti vicine a Ilva in as spiegano che ieri sarebbe bastato che ArcelorMittal avesse almeno accettato di concordare il piano organizzativo dell’ispezione, che poi sarebbe cominciata dopo la festa del 2 giugno. Invece, si sostiene, nemmeno questo piccolo segnale di disponibilità c’è stato. Già il 25 maggio, nella call conference con i sindacati, era venuto alla luce un episodio analogo col ministro Stefano Patuanelli (Mise) che aveva lamentato il mancato accesso di Ilva per una ispezione ordinaria nella stessa giornata e l’ad di ArcelorMittal Italia, Lucia Morselli, che aveva replicato di non aver bloccato nulla ma solo di aver chiesto che l’ispezione si svolgesse dopo la call, nella stessa giornata. Fonti vicine ad ArcelorMittal hanno manifestato stupore per il fatto che i commissari si siano comunque presentati in fabbrica pur avendo ricevuto le lettere che dichiaravano che l’ispezione non poteva svolgersi. Per Versalis a Brindisi, ieri c’è stato il tavolo istituzionale indetto dal prefetto, presenti il sottosegretario Mise, Alessandra Todde, e il ministero dell’Ambiente. E ieri sera è stata ritirata l’ordinanza con cui il sindaco Riccardo Rossi, più di una settimana fa, ha fermato l’impianto di cracking, adducendo motivi ambientali (picchi di benzene), e la convocazione di un tavolo tecnico che potrebbe tenersi già il 3 giugno. Ieri sera, infatti, un nuovo confronto istituzionale tra Versalis, sindaco e Regione Puglia ha dato esito positivo. «Impegni importanti possono portare alla rimozione dell’ordinanza di sospensione» ha annunciato il sindaco già nel pomeriggio, mentre Versalis ha detto che su Brindisi – che reputa sito importante – non ha mai smesso di investire e che tra torcia a terra, aggiornamenti impiantistici e manutenzioni, sono stati impegnati circa 100 milioni. Per l’azienda, se c’è un problema emissivo, non è riconducibile a Versalis. I sindacati chimici Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Cisal annunciano che il ministero dell’Ambiente ha detto che per Versalis «non c’è un problema ambientale, al massimo igienico-sanitario», che la competenza dei controlli è di Ispra e non di Arpa Puglia, e che lo “strumento corretto” che il sindaco deve usare, è la richiesta di revisione Aia, come già avvenuto nel 2018.

Domenico Palmiotti

Fonte: Il Sole 24 Ore

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